webband disponibile su FTS e http://templatextutti.splinder.com
mercoledì, 20 agosto 2008,12:00

Buccellati Siciliani

Questa prelibatezza siciliana, la cui ricetta avrebbe dovuto postare la mia dolcissima SuperNovae (sempre in letargo),  è un dolce di Natale e viene confezionato con i fichi secchi. Il suo nome dialettale è "cucciddàtu" e bisogna dire che è uno dei dolci siciliani più antichi , nasce sicuramente prima della cassata e dei cannoli e già veniva confezionato in età pre-romanica. Per fare un paragone anticamente in Sicilia il dolce di Natale era questo. Adesso fa ancora con successo la concorrenza ai vari "pandoro" e "panettoni" (che comunque bisogna dire in Sicilia sono personalizzati ai gusti degli isolani).

Ecco la ricettaper 4 persone:

300 gr. di farina;
125 gr. di burro;
50 di zucchero;
1 cucchiaio di vino Marsala;
300 gr di fichi secchi;
200 gr. di uva passa;
100 gr. di uvetta sultanina;
50 gr. di noci sgusciate;
30 gr. di pinoli;
30 gr. di scorzetta di arancia candita;
50 gr. di zuccata;
3 chiodi di garofano.

Mescolare in una zuppiera la farina, il burro, lo zucchero e il cucchiaio di Marsala. Amalgamare il tutto con le mani.
Lasciare riposare l'impasto per un'ora circa, quindi stendere la pasta con il mattarello.
Preparare intanto il ripieno unendo insieme fichi secchi, uva passa, uva sultanina, mandorle, pinoli, scorzetta di arancia, la zuccata, i chiodi di garofano e un pizzico di pepe.
Triturare tutto finemente mescolando con un pò di zucchero. Avvolgere il ripieno nella pasta, dando forma di ciambella su cui farete delle piccole incisioni. Spennellare con tuorlo d'uovo e infornare per 20 minuti. Quando si sarà raffreddato, decorare con zucchero a velo, pezzetti di pistacchio e frutta candita.
Buon appetito. 

mercoledì, 30 aprile 2008,10:49

«Nuàutri nun semu Joni e mancu Dori, ma Sìculi.»

 (Ermocrate)

Li Sìculi èranu nu pòpulu chi agghicàu n Sicilia dû cuntinenti probabbirmenti versu lu 1400 a.C.. La Sicilia era già abbitata dî Sicani e cchiù a uccidenti di l'Elimi, e pirciò li Sìculi àppiru a truvari n'accordu cu li Sicani. La fruntera tra li Sìculi e li Sicani fu lu ciumi Salsu. L'urganizzazzioni dî Siculi era privalintimenti tribbali. Cu l'arrivu dî greci nta lu sèculu VIII a.C. e la prugrissiva culunizzazzioni, li Sìculi àppiru a ritiràrisi versu l'internu, unni funnaru diversi cità. La lingua dî Sìculi era sicuramenti indu-europea, ma nenti cchiù si sapi. Prima di l'arrivu dî greci nun usàvanu na scrittura, e ricintimenti foru attruvati petri cu scrizzioni sìculi chi ùsanu l'alfabbetu grecu. La prugrissiva ellenizzazzioni dî Sìculi, purtau picca a picca â perdita di l'identità culturali. Ntô sèculu V a.C, li Sìculi, cu Ducèzziu agghicaru a urganizzàrisi di manera unitaria, cuntrappunènnusi ê greci, suprattuttu chiddi di Sarausa e di Catania. Lu statu unitariu sìculu durau picca, e ntô 450 a.C. li sarausani batteru l'esèrcitu sìculu e mannaru a Ducèzziu in esiliu a Corintu. Cu la prugrissiva culunizzazioni greca, li Sìculi pèrsiru accussì picca a picca l'influenza chi avìanu avutu nzinu a ssu mumentu.

Estrattu di "http://scn.wikipedia.org/wiki/S%C3%ACculi"

venerdì, 01 febbraio 2008,14:49

E' già da un paio di giorni che qui a Catania si vive l'atmosfera della festa di S. Agata. E' indescrivibile quello che accade e provarci con le mie parole sarebbe difficile. Posso soltanto aggiungere a quello che di seguito leggerete e che ho copiato dal sito indicato, che questa festa è l'essenza di Catania e dei Catanesi e per questo è fonte di emozioni incredibili.

La festa ha una durata complessiva di circa un mese, già a partire dalla metà di gennaio per concludersi a metà febbraio circa, con l'ottava di S. Agata. Qui troverete la descrizione dei giorni pieni (3,4 e 5 febbraio) in cui si svolge la processione con il fercolo della Santa.

 

'A Santuzza

Tre giorni di solennità quelli dei festeggiamenti agatini, particolarmente il 4 e il 5, quando Sant'Agata, nel suo argenteo fercolo,"a vara", va tra la sua gente, attraversando i quartieri popolari e quelli alti.

Giorno 3. La prima giornata si sviluppa in tre momenti. Essa comincia con la lunga e solenne processione del mezzogiorno per l'offerta della cera, a cui partecipano le più alte autorità cittadine civili, religiose e militari con i gonfaloni del Comune, della Provincia e dell'Università. Dalla chiesa di S.Biagio (o S. Agata alla Fornace) alla basilica Cattedrale, la processione "taglia" due ali di folla incredibilmente numerosa. Chiudono le undici candelore e le carrozze di S. Agata e del Senato, una berlina settecentesca che ospita gli amministratori comunali. Nel pomeriggio alle 15:00 prende il via il Trofeo Podistico Internazionale S. Agata che vede i campioni del cross mondiale sfidarsi tra le strade antiche e moderne del centro storico. Infine la sera, dopo le 20:00, il grandioso spettacolo di fuochi artificiali in Piazza Duomo.

Giorno 4. La notte che segue è insonne per migliaia di catanesi che di buon mattino affollano la Basilica Cattedrale per il primo incontro con la Santa. L'atmosfera è fortemente emotiva; S. Agata viene portata dai devoti infagottati nel "sacco", prima sull'altare centrale poi sulla "vara", il fercolo, in un ondeggiare del suo busto ricoperto di gioielli. Una scenografia che nessun regista saprebbe ripetere, né, tanto meno, inventare. Dopodiché il fercolo con il busto reliquario di S. Agata e lo scrigno argenteo, di fine oreficeria, inizia il giro esterno (dei "viddani"), attraversando Porta Uzeda (sino a qualche decennio fa si assisteva a un pittoresco lancio di larghe strisce, la nota "strisciata", che vestivano tutti i platani di vivaci colori), via Dusmet, con i caratteristici archi che sorreggono la ferrovia e sotto cui, una volta, si increspava il mare. Un passaggio atteso è quello che va da piazza Carlo Alberto sino a piazza Stesicoro, tratto che comprende i luoghi più cari ai catanesi, i luoghi del culto.
Infatti tra queste mura antiche S. Agata subì il carcere e il martirio, e dopo atroci sofferenze, morì. Momento spettacolare anche questo: migliaia di devoti tirano di corsa il pesante fercolo per la salita dei Cappuccini, fermandosi davanti al Santo Carcere, per fare omaggio al luogo del martirio della Santa. Quindi la seconda rampa e sosta a Sant'Agata la Vetere, la prima Cattedrale di Catania e primo luogo si sepoltura della Patrona (ma c'è chi sostiene che fu sepolta in piazza Carlo Alberto, all'interno del santuario S.S. Annunziata, meglio conosciuto come chiesa del Carmine). La sera il percorso prosegue nella Catania popolare: via Plebiscito, Fortino (o Porta Garibaldi), S. Cristoforo. In questi quartieri la festa viene vissuta in modo diverso. Le case (soprattutto molti bassi) sono aperte, festanti, i bar strapieni per tutta la notte. Musiche, bancarelle con torrone, calia, griglie mobili per arrostire carne di cavallo e ancora balconi ed edicole illuminati e infiorati con l'effigie della Santa, vetrine di negozi e bar con artistici modelli delle candelore. Il fercolo percorre il sottopasso della marina (sino al 1992 si è fatto di corsa), e infine, attraversando la Porta Uzeda, rientra, salutato da grandi fuochi di artificio, nella Basilica Cattedrale mentre la notte ammorbidisce il buio se non alle prime luci dell'alba.

Giorno 5. I festeggiamenti riprendono nella tarda mattinata di giorno 5 con la celebrazione del pontificale presieduto da un prelato inviato appositamente. Alle 17:30 ha inizio il giro "interno" per il centro della città, nella Catania antica, famosa per il suo magnifico e unico barocco. Le undici candelore parate a festa aprono la processione. Davanti al cordone i devoti (quelli della foto sotto che indossano il "sacco") inneggianti ("tutti devoti tutti. Cittadini, viva Sant'Agata") tirano la "vara". Suona la campana del Comune per annunziare l'omaggio del Sindaco alla Patrona. Poi il fiume del corteo interminabile si muove per raggiungere piazza Borgo, dove l'arrivo del fercolo è annunziato dalle campane della chiesa di S. Agata al Borgo e dove si assisterà al magnifico spettacolo dei fuochi d'artificio. Percorsa la via Etnea, il fercolo, seguito nonostante l'ora tarda da numerosissimi fedeli, giunge all'incrocio con via di S. Giuliano, da dove verrà trainato con uno strappo, che la tradizione vorrebbe unico per trarne buoni auspici per l'intero anno, fino alla via Crociferi. Vedere la corsa così pericolosa e così sentita dai devoti, tale da far esplodere un caloroso applauso liberatorio, è un grande spettacolo.
È un pezzo della festa riservato ai giovani, forti braccia e gambe salde tirano le tonnellate e tonnellate della "vara", ma é un segno d'amore e di devozione che non può mancare. Altro momento spettacolare si ha quando la "vara" della Santa, percorsa la via Crociferi, si ferma davanti alla chiesa di San Benedetto, dove le Clarisse intonano canti religiosi e offrono alla Patrona omaggi floreali. Improvvisamente la folla vociante dei fedeli tace, creando un suggestivo silenzio e un'atmosfera quasi irreale. Il fercolo continua il suo cammino per dirigersi, attraverso la via Garibaldi, in Cattedrale, dove il suo arrivo sarà accolto da giochi pirotecnici e dalle grida dei devoti che non vogliono staccarsi dalla loro "Santuzza".

fonte: www.turismo.catania.it

Questa festa scandisce si il tempo ma, in egual modo, lo ferma riportando sapori e profumi antichi di una Catania piena di tradizione e di amore, lo stesso amore che riserva alla sua Santuzza, la sua Patrona Agata. Per cui non mi resta che dire:

" 'cittadini! evviva Sant'Aita!"

martedì, 31 luglio 2007,15:18

quadro-m-f

 


L'Amuri


C'è 'na cosa
'c'adduma 'u focu
'ca c'è 'ndo 'pettu,
'comu 'a lava 'ra muntagna
quannu scinni
facennu 'n lettu,
mummuriannisi,
'comu 'su facissi 'n 'gn'iocu.

C'è 'na cosa,
'ca comu 'stu focu quannu nesci,
'iaddi
'ie ragiuni non capisci,
'iaddi
'ie non 's'addumanna
'ppicchì c'i'arrinesci.

C'è 'na cosa
'ca sulu stu focu putissi capìri
'ca l'occhi non 'ponu viriri
'ie 'u cori 'pò sentìri.

C'è 'na cosa sula
'ca fà tuttu 'chissu,
senza 'addumannàri 'pimmissu,
'ca fà sentìri 'i campani
'ie 'u ciàuru 'de ciuri
macari quannu ci sù 'ruluri.
'Sta cosa strrana
si chiama Amuri.


Traduzione

L'Amore

C'è una cosa
che accende il fuoco
che c'è nel petto,
come la lava della montagna
quando scende
facendo un letto,
mormorandosi
come se facesse un gioco.

C'è una cosa,
che come questo fuoco quando esce,
brucia
e ragione non capisce,
brucia
e non si domanda
perchè ci riesce.

C'è una cosa
che solo questo fuoco potrebbe capire
che gli occhi non possono vedere
e il cuore può sentire.

C'è una cosa sola
che fa tutto questo
senza domandare permesso,
che fa sentire le campane
e il profumo dei fiori
anche quando ci sono dolori.
Questa cosa strana
si chiama Amore.



giovedì, 12 luglio 2007,14:51

 

pescatore4



'U piscaturi


'Iavi 'a 'peddi rura e scura
'iadduta 'ra calura,
'i manu ranni, 'chin'i caddi
'ie 'u sali 'ianchu 'nde capiddi.

'A vacca 'iè 'i sò peri
'ie 'u ventu 'i sò pinsèri,
'u mari 'u fà parrari
'ie 'u suli smummuriari.

'Dò pisci 'iavi 'u ciàuru
precisu 'a chiddu 'ro mauru,
'ie l'occhi funni funni
'su comu 'a spuma 'ca cunfunni.

'Cò mari camina 'a 'bbraccettu
'ie quannu 'su luntani,
comu 'nu zitu,
'n'attrrova rizzettu.


Traduzione

Il pescatore

Ha la pelle dura e scura
bruciata dalla calura,
le mani grandi, piene di calli
e il sale bianco nei capelli.

La barca è i suoi piedi
il vento i suoi pensieri,
il mare lo fa parlare
e il sole mormorare.

Del pesce ha l'odore
preciso a quello del mauro, (un'alga commestibile)
e gli occhi profondi profondi
sono come la spuma (del mare) che confonde.

Col mare cammina a braccetto
e quando sono lontani,
come un fidanzato,
non si tranquillizza (non trova pace).


Heracleum blog & web tools


Click here to check out the Placebo MySpace page...Click here to check out the Placebo Blogclick here to go to the Placebo World website