E' già da un paio di giorni che qui a Catania si vive l'atmosfera della festa di S. Agata. E' indescrivibile quello che accade e provarci con le mie parole sarebbe difficile. Posso soltanto aggiungere a quello che di seguito leggerete e che ho copiato dal sito indicato, che questa festa è l'essenza di Catania e dei Catanesi e per questo è fonte di emozioni incredibili.
La festa ha una durata complessiva di circa un mese, già a partire dalla metà di gennaio per concludersi a metà febbraio circa, con l'ottava di S. Agata. Qui troverete la descrizione dei giorni pieni (3,4 e 5 febbraio) in cui si svolge la processione con il fercolo della Santa.
'A Santuzza

Tre giorni di solennità quelli dei festeggiamenti agatini, particolarmente il 4 e il 5, quando Sant'Agata, nel suo argenteo fercolo,"a vara", va tra la sua gente, attraversando i quartieri popolari e quelli alti.
Giorno 3. La prima giornata si sviluppa in tre momenti. Essa comincia con la lunga e solenne processione del mezzogiorno per l'offerta della cera, a cui partecipano le più alte autorità cittadine civili, religiose e militari con i gonfaloni del Comune, della Provincia e dell'Università. Dalla chiesa di S.Biagio (o S. Agata alla Fornace) alla basilica Cattedrale, la processione "taglia" due ali di folla incredibilmente numerosa. Chiudono le undici candelore e le carrozze di S. Agata e del Senato, una berlina settecentesca che ospita gli amministratori comunali. Nel pomeriggio alle 15:00 prende il via il Trofeo Podistico Internazionale S. Agata che vede i campioni del cross mondiale sfidarsi tra le strade antiche e moderne del centro storico. Infine la sera, dopo le 20:00, il grandioso spettacolo di fuochi artificiali in Piazza Duomo.
Giorno 4. La notte che segue è insonne per migliaia di catanesi che di buon mattino affollano la Basilica Cattedrale per il primo incontro con la Santa. L'atmosfera è fortemente emotiva; S. Agata viene portata dai devoti infagottati nel "sacco", prima sull'altare centrale poi sulla "vara", il fercolo, in un ondeggiare del suo busto ricoperto di gioielli. Una scenografia che nessun regista saprebbe ripetere, né, tanto meno, inventare. Dopodiché il fercolo con il busto reliquario di S. Agata e lo scrigno argenteo, di fine oreficeria, inizia il giro esterno (dei "viddani"), attraversando Porta Uzeda (sino a qualche decennio fa si assisteva a un pittoresco lancio di larghe strisce, la nota "strisciata", che vestivano tutti i platani di vivaci colori), via Dusmet, con i caratteristici archi che sorreggono la ferrovia e sotto cui, una volta, si increspava il mare. Un passaggio atteso è quello che va da piazza Carlo Alberto sino a piazza Stesicoro, tratto che comprende i luoghi più cari ai catanesi, i luoghi del culto.
Infatti tra queste mura antiche S. Agata subì il carcere e il martirio, e dopo atroci sofferenze, morì. Momento spettacolare anche questo: migliaia di devoti tirano di corsa il pesante fercolo per la salita dei Cappuccini, fermandosi davanti al Santo Carcere, per fare omaggio al luogo del martirio della Santa. Quindi la seconda rampa e sosta a Sant'Agata la Vetere, la prima Cattedrale di Catania e primo luogo si sepoltura della Patrona (ma c'è chi sostiene che fu sepolta in piazza Carlo Alberto, all'interno del santuario S.S. Annunziata, meglio conosciuto come chiesa del Carmine). La sera il percorso prosegue nella Catania popolare: via Plebiscito, Fortino (o Porta Garibaldi), S. Cristoforo. In questi quartieri la festa viene vissuta in modo diverso. Le case (soprattutto molti bassi) sono aperte, festanti, i bar strapieni per tutta la notte. Musiche, bancarelle con torrone, calia, griglie mobili per arrostire carne di cavallo e ancora balconi ed edicole illuminati e infiorati con l'effigie della Santa, vetrine di negozi e bar con artistici modelli delle candelore. Il fercolo percorre il sottopasso della marina (sino al 1992 si è fatto di corsa), e infine, attraversando la Porta Uzeda, rientra, salutato da grandi fuochi di artificio, nella Basilica Cattedrale mentre la notte ammorbidisce il buio se non alle prime luci dell'alba.
Giorno 5. I festeggiamenti riprendono nella tarda mattinata di giorno 5 con la celebrazione del pontificale presieduto da un prelato inviato appositamente. Alle 17:30 ha inizio il giro "interno" per il centro della città, nella Catania antica, famosa per il suo magnifico e unico barocco. Le undici candelore parate a festa aprono la processione. Davanti al cordone i devoti (quelli della foto sotto che indossano il "sacco") inneggianti ("tutti devoti tutti. Cittadini, viva Sant'Agata") tirano la "vara". Suona la campana del Comune per annunziare l'omaggio del Sindaco alla Patrona. Poi il fiume del corteo interminabile si muove per raggiungere piazza Borgo, dove l'arrivo del fercolo è annunziato dalle campane della chiesa di S. Agata al Borgo e dove si assisterà al magnifico spettacolo dei fuochi d'artificio. Percorsa la via Etnea, il fercolo, seguito nonostante l'ora tarda da numerosissimi fedeli, giunge all'incrocio con via di S. Giuliano, da dove verrà trainato con uno strappo, che la tradizione vorrebbe unico per trarne buoni auspici per l'intero anno, fino alla via Crociferi. Vedere la corsa così pericolosa e così sentita dai devoti, tale da far esplodere un caloroso applauso liberatorio, è un grande spettacolo.
È un pezzo della festa riservato ai giovani, forti braccia e gambe salde tirano le tonnellate e tonnellate della "vara", ma é un segno d'amore e di devozione che non può mancare. Altro momento spettacolare si ha quando la "vara" della Santa, percorsa la via Crociferi, si ferma davanti alla chiesa di San Benedetto, dove le Clarisse intonano canti religiosi e offrono alla Patrona omaggi floreali. Improvvisamente la folla vociante dei fedeli tace, creando un suggestivo silenzio e un'atmosfera quasi irreale. Il fercolo continua il suo cammino per dirigersi, attraverso la via Garibaldi, in Cattedrale, dove il suo arrivo sarà accolto da giochi pirotecnici e dalle grida dei devoti che non vogliono staccarsi dalla loro "Santuzza".

fonte: www.turismo.catania.it
Questa festa scandisce si il tempo ma, in egual modo, lo ferma riportando sapori e profumi antichi di una Catania piena di tradizione e di amore, lo stesso amore che riserva alla sua Santuzza, la sua Patrona Agata. Per cui non mi resta che dire:
" 'cittadini! evviva Sant'Aita!"